Triv nel Golfo di Taranto. Quante e quali sono?

Grande confusione regna sui media e sui social in merito alle richieste di “trivellazione” che interessano il Mar Jonio settentrionale e più precisamente il Golfo di Taranto. Articoli, nomi, numeri dati senza alcuna verifica e poiché la minaccia ogni giorno che passa si fa sempre più concreta, facciamo un punto della situazione su quali e quante sono le istanze che pendono come una spada di Damocle sul nostro mare. Di primaria importanza, è necessario comprendere di cosa stiamo parlando, perché generalmente con il termine “Triv” si intendono tutte le procedure che portano a svuotare un giacimento di idrocarburi, ma in realtà le attività legate a questa vecchia, obsoleta e rischiosa attività economica si suddividono in tre attività ben distinte: Prospezione, Ricerca e Coltivazione di Idrocarburi. I titoli vengono rilasciati dal Ministero dello sviluppo economico (MISE) Direzione generale per la sicurezza dell’approvvigionamento e per le infrastrutture energetiche, Divisione VII – Rilascio e gestione titoli minerari, espropri, royalties. Per capire cosa sono consulteremo la normativa di settore e precisamente il Decreto Ministeriale 4 marzo 2011 – Disciplinare tipo per i permessi di prospezione e di ricerca e per le concessioni di coltivazione di idrocarburi liquidi e gassosi in terraferma, nel mare e nella piattaforma continentale” nella parte dedicata alle definizioni.

Prospezione  (Titolo rilasciato dal MISE)

«attività di prospezione»: attività consistente in rilievi geografici, geologici, geochimici e geofisici eseguiti con qualunque metodo e mezzo, escluse le perforazioni meccaniche di ogni specie, intese ad accertare la natura del sottosuolo e del sottofondo marino;

«permesso di prospezione»: titolo non esclusivo che consente le attività di prospezione, rilasciato ai sensi dell’art. 3 della legge 9 gennaio 1991, n. 9 e ai sensi della legge n. 239 del 2004;

Ricerca (Titolo rilasciato dal MISE)

«attività di ricerca»: insieme delle operazioni volte all’accertamento dell’esistenza di idrocarburi liquidi e gassosi, comprendenti le attività di indagini geologiche, geochimiche e geofisiche, eseguite con qualunque metodo e mezzo, nonché le attività di perforazioni meccaniche, previa acquisizione dell’autorizzazione di cui all’art. 27 della legge 23 luglio 2009, n. 99;

N.B. la perforazione meccanica del permesso di Ricerca, viene fatta esclusivamente per verificare se ci sono realmente gli idrocarburi nel sottofondo marino e non per estrarli.

«permesso di ricerca»: titolo esclusivo che consente le «attività di ricerca» rilasciato ai sensi dell’art. 6 della legge 9 gennaio 1991, n. 9, come modificato dall’art. 1, comma 77, della legge 20 agosto 2004, n. 239, per ultimo modificato dal comma 34 dell’art. 27 della legge 23 luglio 2009, n. 99;

Tra le attività di Ricerca e Prospezione, purtroppo sono ricompresi i micidiali “Air Gun” che non è l’unico metodo per verificare la presenza di idrocarburi, ma è quello più utilizzato dalle società e allo stesso tempo il più rischioso per tutti gli animali marini.

air gun cetacei-spiaggiati

Essendo estremamente pericolosi per l’Ambiente, le attività di Ricerca e Prospezione di Idrocarburi quando prevedono l’utilizzo di rilievi geografici, geologici, geochimici e geofisici eseguiti con l’Air Gun, sono obbligate a fare una Valutazione d’Impatto Ambientale (VIA) presso il Ministero dell’Ambiente (MATTM)

Coltivazione  (Titolo rilasciato dal MISE)

«attività di coltivazione»: insieme delle operazioni necessarie per la produzione di idrocarburi liquidi e gassosi;

«concessione di coltivazione»: titolo che consente le attività di sviluppo e coltivazione di un giacimento di idrocarburi liquidi e gassosi, rilasciato ai sensi dell’art. 9 della legge 9 gennaio 1991, n. 9, come modificato dall’art. 1, comma 82-ter, della legge 20 agosto 2004, n. 239, modificato dal comma 34 dell’art. 27 della legge 23 luglio 2009, n. 99;

Anche l’attività di Coltivazione di idrocarburi oltre ad essere un’attività inquinante, è estremamente rischiosa e per questo prima del rilascio del titolo minerario, è necessario attivare la VIA.

Titoli e istanze richieste nel Golfo di Taranto.

Ora che sappiamo come si suddividono le istanze per ottenere un titolo di prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi, vediamo quante sono le istanze che insistono nel Golfo di Taranto e nello Jonio Settentrionale. Innanzitutto c’è già un titolo di Ricerca rilasciato ad APENNINE ENERGY, che si trova entro le 12 miglia dalla costa (e quindi è congelato fino “all’esaurimento del giacimento”, anche se il titolo non permette la coltivazione) fortunatamente, per il momento, la società non ha fatto richiesta di effettuare indagini con gli Air-Gun, qualora lo facesse, è necessario attivare una VIA presso il MATTM, stessa cosa in caso di pozzo esplorativo. Il Conferimento  del Titolo è avvenuto il 9 giugno del 2014 da parte del MISE.

appennine enrgy golfo mappa

Il Titolo di Ricerca è stato denominato:

D.R 74.AP

 

 

Ora passiamo alle istanze di ricerca e prospezione richieste dentro al Golfo di Taranto, cioè tutte le richieste che devono essere ancora autorizzate e che possono anche essere negate da parte dei Ministeri competenti. Sugli esisti, molto dipende dalle popolazioni e dagli amministratori locali.

Prospezione (in attesa di autorizzazione)

L’istanza di Permesso di Prospezione in Mare della SCHLUMBERGER ITALIANA. L’area del permesso di prospezione ha una estensione di 4.030 km2 (MATTM) ed è ubicata nella Zona Marina “F”. Il progetto prevede l’acquisizione di circa 4.285 km di linee sismiche 3D utilizzando la tecnologia air-gun per comprendere l’estensione e la natura delle strutture geologiche presenti nel Golfo di Taranto. Attualmente è  in corso di valutazione ambientale presso il MATTM e cioè è in quell’arco di tempo che passa dalla richiesta di presentazione della VIA all’emanazione del decreto VIA. Ha una superficie enorme di ben 4025 km2 (MISE).shoulberger golfo prospezione

L’istanza di Prospezione è:

d 3 F.P-.SC

Questa prospezione prevede l’utilizzo degli Air Gun, ma la VIA ancora non è stata rilasciata.

 

 

Ricerca (in attesa di autorizzazione)

Sono ben 3 le istanze di Ricerca di idrocarburi che sono state fatte dentro il Golfo di Taranto e distano oltre 12 miglia dalla Costa.

Istanza di Permesso di Ricerca in Mare dell’ENI  denominata  d 67 F.R-.AG. Questa istanza per il momento non prevede l’utilizzo di Air Gun, per cui per il momento la VIA è esclusa. Occorre ricordare che la VIA sarà necessaria sia se l’ENI vorrà effettuare Air Gun, sia nel caso vorrà fare il pozzo esplorativo. L’istanza vorrebbe avere in esclusiva il titolo di Ricerca per una superficie di 441,5 km2 proprio di fronte alle coste di Taranto, Pulsano, Lizzano, Maruggio. L’istanza è stata riperimetrata a seguito della Legge di Stabilità 2016 perchè alcune aree dell’istanza ricadevano all’interno delle 12 miglia. La riperimetrazione è riportata sul BUIG (Bollettino ufficiale degli idrocarburi e delle georisorse) di Gennaio 2016 anno LX, n.1. eni golfo

 

L’istanza di Ricerca è:

 d 67 F.R-.AG.

Istanza di Permesso di Ricerca in Mare dell’ENEL LONGANESI DEVELOPMENTS  denominata d 79 F.R-.EN. Questa Istanza ha già ricevuto il 12 Giugno 2015, la VIA favorevole dal Ministero dell’Ambiente all’utilizzo degli Air Gun, nonostante l’opposizione di cittadini, comitati, associazioni, Comuni e Regioni che hanno prodotto numerose osservazioni contrarie alla procedura. Per concedere il titolo abilitativo all’istanza, manca solamente l’autorizzazione del MISE che non tarderà ad arrivare se la popolazione e le amministrazioni non si oppongono a questo progetto. Ha una superficie di 748,7 km2

enel golfo

L’istanza di Ricerca è:

d 79 F.R-.EN.

Questa prospezione prevede l’utilizzo degli Air Gun,  la VIA è stata rilasciata, manca solo il Decreto del MISE che potrebbe giungere a breve.

 

Istanza di Permesso di Ricerca in Mare dell’ENEL LONGANESI DEVELOPMENTS  denominata d 92 F.R-.EN. Non è ancora stata  pubblicato l’inizio della procedura di VIA nel sito del MATTM. L’istanza vorrebbe avere in esclusiva il titolo di Ricerca per una superficie di 748,7 km2 .enel golfo 2

 

 

L’istanza di Ricerca è:

d 92 F.R-.EN.

 

 

Istanze richieste nel Mar Jonio settentrionale (fuori dal Golfo di Taranto)

Ora passiamo alle istanze di ricerca che sono nell’immediata vicinanza del Golfo di Taranto e quindi nel Mar Jonio settentrionale e sono ben 6 le istanze di Ricerca di idrocarburi.

Istanza di Permesso di Ricerca in Mare delle società PETROCELTIC ITALIA (50%r.u.) ed EDISON   (50%) denominata d 84 F.R-.EL. Il permesso di ricerca ha una superficie di 729,20 km2 ed è ubicato nel mar Ionio settentrionale nella zona F. Il progetto prevede l’acquisizione ed il reprocessing dei dati sismici esistenti e l’acquisizione di un nuovo rilievo sismico 3D. Attualmente è in procedura di VIA al MATTM  perché prevede l’utilizzo degli Air Gun. Tuttavia al momento non risultano sul sito web, che siano pervenute osservazioni al Ministero dell’Ambiente. petroceltic ed edison ionio 84

 

L’istanza di Ricerca è :

d 84 F.R-.EL

 

Istanza di Permesso di Ricerca in Mare della GLOBAL MED LLC denominata d 85 F.R GM   Il permesso di ricerca ha una superficie di 729,20 km2 ed è ubicato nel mar Ionio settentrionale nella zona F. Attualmente è in procedura di VIA al MATTM  perché prevede l’utilizzo degli Air Gun. Anche per questa procedura, sono stati presentati un gran numero di osservazioni contrarie da palla cittadinanza e dalle amministrazioni. L’istanza vorrebbe avere in esclusiva il titolo di Ricerca per una superficie di 748,4 km2. global ionio 85

 

L’istanza di Ricerca è :

d 85 F.R-.GM

 

Istanza di Permesso di Ricerca in Mare della GLOBAL MED LLC   denominata  d 86 F.R-.GM. L’area del permesso di ricerca ha una estensione di 748,6 km2 ed è ubicata nel Mar Ionio settentrionale, zona “F”, a largo delle coste calabresi. Il progetto prevede l’acquisizione di circa 222 km di linee sismiche 2D mediante tecnologia air-gun ed un eventuale rilievo geofisico 3D. Attualmente è in procedura di VIA al MATTM  perché prevede l’utilizzo degli Air Gun. Anche per questa procedura, sono stati presentati un gran numero di osservazioni contrarie da palla cittadinanza e dalle amministrazioni. L’istanza vorrebbe avere in esclusiva il titolo di Ricerca per una superficie di 748,6 km2. global ionio 86

 

L’istanza di Ricerca è :

d 86 F.R-.GM.

 

 

Istanza di Permesso di Ricerca in Mare delle società GLOBAL MED LLC denominata d 87 F.R-.GM L’area del permesso di ricerca ha una estensione di 737,5 km2 ed è ubicata nel Mar Ionio settentrionale, zona “F”, a largo delle coste calabresi. Il progetto prevede l’acquisizione di circa 225 km di linee sismiche 2D mediante tecnologia air-gun ed un eventuale rilievo geofisico 3D. Attualmente è in procedura di VIA al MATTM  e sono state inviate un discreto osservazioni contrarie. global ionio 87

 

L’istanza di Ricerca è :

d 87 F.R-.GM

 

 

Istanza di Permesso di Ricerca in Mare delle società GLOBAL MED LLC denominata d 89 F.R-.GM.   L’area del permesso di ricerca ha una estensione di 744,6 km2 ed è ubicata nel Mar Ionio settentrionale, zona “F”, a largo delle coste pugliesi. Il progetto prevede l’acquisizione di circa 147 km di linee sismiche 2D mediante tecnologia air-gun ed un eventuale rilievo geofisico 3D. Attualmente è in procedura di VIA al MATTM  e sono state inviate un gran numero di osservazioni contrarie. global ionio 90

 

L’istanza di Ricerca è :

d 89 F.R-.GM

 

 

Istanza di Permesso di Ricerca in Mare delle società GLOBAL MED LLC denominata d 90 F.R-.GM. L’area del permesso di ricerca ha una estensione di 749,1 km2 ed è ubicata nel Mar Ionio settentrionale, zona “F”, a largo delle coste pugliesi. Il progetto prevede l’acquisizione di circa 153 km di linee sismiche 2D mediante tecnologia air-gun ed un eventuale rilievo geofisico 3D. Attualmente è in procedura di VIA al MATTM  e sono state inviate un gran numero di osservazioni contrarie.global ionio 90

 

L’istanza di Ricerca è :

d 90 F.R-.GM

 

 

 

 

 

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Referendum: Taranto risponde ancora, la battaglia continua!

Dopo Acqua e Nucleare, Taranto c’è anche contro le Trivelle, ora si blocchi Tempa Rossa e le Trivellazioni nel Golfo.

L’esito referendario non arriva al quorum, ma i dati di Taranto sono di gran lunga al di sopra della media nazionale. Beni Comuni Taranto facente parte del Coordinamento No Triv Terra di Taranto e del Comitato Nazionale “Vota SI” ringrazia i cittadini.

Innanzitutto un grande ringraziamento alle Donne e agli Uomini tarantini, pugliesi e lucani che hanno dato molto per questo referendum il risultato ottenuto anche se non sufficiente, comunque ci legittima ad andare avanti e a non fermarci contro le trivelle nel Golfo e contro Tempa Rossa. Così come avvenuto con i referendum Acqua e Nucleare del 2011, la cittadinanza tarantina e pugliese dimostra che se sollecitata e informata adeguatamente sa rispondere. Certamente l’ostacolo del quorum è un muro difficile da oltrepassare e questo dovrebbe interrogarci sul perchè il quorum esiste nei referendum popolari mentre non esiste durante le elezioni politiche. Per cui il primo round è andato ma i territori hanno risposto e la battaglia continua sempre con maggiore determinazione.

Sembra che l’affluenza maggiore sia arrivata dove ci sono vertenze territoriali importanti tipo TAP a Melendugno, Triv in terra in Basilicata  e Triv in mare in Puglia e Basilicata, anche Tempa Rossa a Taranto ha giocato un ruolo importante. Inoltre dove le attività del turismo “green” legato alla preservazione del Mare, i dati sono più rilevanti come alle Tremiti o in tanti altri posti nel Salento, dato che dovrebbe farci riflettere su che tipo di economia dovremmo puntare al fine di tutelare ambiente, salute e attività economiche non impattanti sui territori ma fortemente remunerative. Ovviamente la modalità con cui è stato proposto questo referendum tramite le Regioni – senza l’anno supplementare per fare informazione con la raccolta firme ed inoltre senza cittadini, comitati e movimenti tra i promotori – nonché il breve tempo di propaganda dovuto all’anticipo della data al 17 aprile anziché l’accorpamento con le amministrative a Giugno, non ha aiutato a raggiungere l’obiettivo. Come insegnano i referendum del 2011, tra tutti quelli sull’Acqua, la proposta popolare rimane la modalità da seguire.

Abbiamo appena passato un’altra tappa di questo lungo percorso e Taranto, la Puglia e la Basilicata hanno risposto, l’era delle fonti fossili sta giungendo al termine e nuove iniziative già al vaglio, tra cui molte proposte popolari, presto verranno presentate o sono già in atto perchè la Democrazia non si esercita solo una volta all’anno, ma si realizza quando la partecipazione popolare è continua. Presto sostituiremo le politiche delle fonti fossili con politiche di risparmio ed efficientamento energetico degli edifici, fonti di energia rinnovabili diffuse e mobilità sostenibile. Ora tocca concentrarsi rispetto il progetto Tempa Rossa che passa per competenza anche in capo alla Regione Puglia e contro le 4 istanze nel Golfo di Taranto, 3 di Ricerca di ENI ed ENEL ed 1 di Prospezione della Schlumberger. Tre di queste prevedono l’utilizzo dei micidiali Air-Gun che potrebbero danneggiare le specie protette come Cetacei e Delfini e allontanare le specie ittiche indispensabili per attività come la Pesca.

Triv in mare: 2015, più del 50% del gas estratto, non soggetto a royalties!

30 concessioni di coltivazione non pagheranno neanche 1 euro

Beni Comuni Taranto sulla base dei dati diffusi dal Ministero dello Sviluppo Economico, ha calcolato il quantitativo di gas estratto in mare esente da royalties scoprendo che nel 2015 più del 50% di GAS estratto in mare è esente da Royalties. La notizia ha dell’incredibile ma la conferma si trova direttamente elaborando i dati pubblicati sul sito del Ministero dello Sviluppo Economico, sulla pagina dedicata alla Produzione nazionale di idrocarburi.

In tutto il mare italiano nel 2015 si sono estratti circa 4,5 miliardi di metri cubi di gas (4.525.837.702 smc) di cui però solo 2,25 miliardi di mc (2.259.076.643 smc) sono soggetti a royalties. Più di 2,26 miliardi di mc (2.266.761.059 smc), più 50%, sono invece quelli esenti e che quindi non comportano nessun rientro economico per lo Stato Italiano.

Produzione nazionale idrocarburi mare

Non è una dimenticanza delle multinazionali ma è l’effetto della normativa italiana che prevede un quantitativo gratuito garantito. Ai sensi dell’articolo 19 del Decreto Legislativo 25 novembre 1996, n. 625, infatti, per l’estrazione di Gas in mare c’è una quota annuale di produzione esente da royalties per i primi 80 milioni di mc per ogni concessione. Nel 2015 sono state 17 le concessioni in mare che hanno prodotto più di 80 milioni di mc di gas mentre sono ben 30 le concessioni che non sono arrivate a produrre fino a questa soglia e non pagheranno neanche 1 euro di royalties. Anche per il petrolio le cose non vanno tanto meglio, il “quantitativo gratuito garantito” in mare esente da royalties è di 50 mila tonnellate per ogni concessione e nel 2015 su un totale di circa 750 mila tonnellate prodotte, circa 293 mila tonnellate di greggio sono gratuite!

Indicazioni generali sulle royalties applicate alle produzioni di idrocarburi

Nella seguenti tabelle potete vedere quante sono le concessioni in mare di Gas e petrolio suddivise tra quelle che hanno prodotto più del quantitativo minimo gratuito e quelle che ne hanno prodotto meno.

concessioni e royalties 2015 mare

concessioni e royalties 2015 mare olio

Occorre ricordare che in Italia, i giacimenti di idrocarburi sono patrimonio indisponibile dello Stato (articolo 826 c.c.). Tuttavia lo Stato non si impegna direttamente nella ricerca e nel loro sfruttamento, che lascia in concessione ad imprese private che con questi grandi sconti si impadroniscono del petrolio e gas e lo rivendono a caro prezzo ai cittadini. Ci si chiede come mai mentre le multinazionali degli idrocarburi hanno un “minimo gratuito garantito”, lo stesso concetto non avviene applicato alle bollette del gas ed energia che ogni mese milioni di italiani sono costretti a pagare con grandissimi sacrifici, pena la sospensione del servizio.

Le royalties sono comunque un palliativo e a prescindere dal loro valore e non risolvono il problema perchè insistono sulla logica di compensare per un disagio arrecato ma il disagio è troppo rilevante in termini di inquinamento, salute e perdita di risorse. Non bisogna farsi accecare e mettere a rischio ambiente e salute per qualche ritorno economico, qualunque esso sia, figuriamoci se di bassa entità come per le royalties. A dimostrazione di quanto detto, basta vedere la Basilicata che è la Regione in Italia che incassa il maggior gettito dalle royalties, eppure è tra le Regioni più povere e diversi studi sanitari negli anni hanno registrato un’anomala crescita di patologie riconducibili anche all’eccesso di esposizioni da inquinanti. L’unica soluzione è cambiare completamente il modello energetico puntando sulle fonti di energia rinnovabili diffuse e sulla riqualificazione degli edifici per renderli a risparmio energetico. Bisogna abbandonare la politica energetica fossile, perché obsoleta, rischiosa e non porta alcun giovamento ai cittadini italiani.

Gettito royalties anno 2015 Basilicata

Cs: Caso Guidi-TEMPA ROSSA

Beni Comuni Taranto ha aderito al Coordinamento No Triv – Terra di Taranto e al nazionale Comitato del Referendum 17 aprile “Vota SI per fermare le Trivelle” entrando quindi attivamente nella campagna referendaria per il 17 Aprile al fine di portare i cittadini a votare SI per la difesa del Mare, contro le trivellazioni.

Per tanto Beni Comuni Taranto diffonde il Comunicato Stampa congiunto del Coordinamento No Triv – Terra di Taranto in merito agli scandali che hanno travolto il Governo Renzi e hanno portato alle dimissioni del Ministro dello Sviluppo Economico Federica Guidi per aver agevolato indirettamente le attività imprenditoriali del fidanzato Gianluca Gemelli in seguito ad un emendamento approvato che riguarda il progetto Tempa Rossa, soprattutto nella fase terminale che si realizza a Taranto. Il progetto Tempa Rossa a Taranto avrà delle ripercussioni ambientali e sociali devastanti, così come denunciato dal Comitato Legamjonici e condiviso dalla cittadinanza tarantina. L’emendamento è stato proposto una prima volta di notte durante la discussione dello Sblocca Italia (DL 133-2014) ma subito sventato grazie alla parlamentare Mirella Liuzzi che ne ha subito denunciato la gravità e ha diffuso il seguente video pirata proprio in diretta dalla commissione. Purtroppo due mesi dopo, durante la discussione della Legge di Stabilità 2015, l’emendamento è stato reinserito al Senato e approvato con voto di fiducia con 162 favorevoli e 37 voti contrari. Il successivo passaggio alla Camera ha avuto 337 voti favorevoli e 116 contrari e 2 astenuti.

di seguito il Comunicato:

È di ieri la notizia che Gianluca Gemelli, compagno del Ministro dello Sviluppo Economico, Federica Guidi, è stato iscritto nel registro degli indagati nell’inchiesta che ha portato all’arresto di cinque funzionari Eni a Viggiano, in provincia di Potenza. Secondo gli inquirenti, egli è responsabile di “traffico di influenze” poiché, sfruttando la relazione con il ministro, indebitamente si faceva promettere e otteneva da Giuseppe Cobianchi, dirigente della Total, “vantaggi economici”. Nelle intercettazioni riportate, infatti, il Gemelli, conversando con il ministro, “apprendeva da costei che sarebbe stato reinserito nella legge di stabilità un ‘emendamento’”. Si tratta del Numero progressivo 2.9818 e individuabile nell’emendamento al disegno di Legge n. 2619-bis-B, corrispondente a quello che nell’originario testo del decreto Sblocca Italia riportava il 00.37.52 del Governo.

L’emendamento era volto a inserire le opere relative al trasporto e allo stoccaggio di idrocarburi nel testo originario del decreto “Sblocca Italia” e bocciato il 17 ottobre 2014 durante la discussione in commissione parlamentare. L’emendamento fu poi reinserito nella Legge di stabilità del 2015, stabilendo che tanto per le infrastrutture e gli insediamenti strategici, quanto per le opere necessarie al trasporto, allo stoccaggio, al trasferimento degli idrocarburi in raffineria e, più in generale, per le opere strumentali allo sfruttamento degli idrocarburi – quand’anche localizzate al di fuori del perimetro delle aree date in concessione di coltivazione – le autorizzazioni relative debbano essere rilasciate d’intesa con le Regioni interessate, secondo una procedura semplificata da far valere nell’esercizio del potere sostitutivo dello Stato in caso di mancato accordo con le Regioni.

emendamento tempa rossa stabilità 2015

La proposta referendaria che mirava ad abrogare la possibilità che, per le ipotesi citate, lo Stato potesse esercitare il potere sostitutivo secondo la procedura semplificata disciplinata dalla legge n. 239 del 2004 è ora accolta dal Governo nel pacchetto di emendamenti alla legge di stabilità in vigore il 1° gennaio 2016.
Il progetto ‘’Tempa Rossa’’, com’è noto, prevede lo stoccaggio e la movimentazione di 2,7 milioni di tonnellate annue di greggio estratto dall’omonimo giacimento in Basilicata. Tale greggio sarà poi stoccato in due enormi serbatoi situati nella raffineria di Taranto e trasportato verso altre raffinerie. Questo comporterà un imponente aumento del traffico di petroliere in Mar Grande, nel Golfo di Taranto, ed avrà conseguenze di natura ambientale sia in fase di stoccaggio sia in fase di movimentazione, oltre a determinare un aumento del rischio di incidenti rilevanti.

Il provvedimento adottato il 30 novembre scorso dal dirigente del Ministero dello sviluppo economico, relativo al progetto “Tempa Rossa”, costituisce l’ultimo atto che precede il rilascio dell’autorizzazione definitiva per l’adeguamento delle strutture della raffineria di Taranto. L’autorizzazione all’adeguamento della raffineria utile alla realizzazione del progetto Tempa Rossa, attualmente deve essere rilasciata previa intesa con la Regione Puglia.
Alla luce dei gravi fatti oggetto di dibattito a livello nazionale e che hanno coinvolto il Ministro Federica Guidi, che nel frattempo ha dato le dimissioni, chiediamo al Presidente della Regione Puglia Michele Emiliano di esprimere pubblicamente la propria contrarietà al progetto Tempa Rossa essendo chiamato a rappresentare le istanze dei territori, dei cittadini, delle associazioni, come atto di responsabilità e per coerenza oltre che politica anche di intento, essendo la Puglia tra le regioni promotrici del referendum contro le trivelle che si svolgerà il 17 aprile prossimo.

Taranto 01/04/2016

Coordinamento No Triv – Terra di Taranto

Alex Zanotelli: Il petrolio resti sotterra!

Diffondiamo questo appello di Padre Alex Zanotelli missionario comboniano e grande difensore dei Beni Comuni in merito al referendum del 17 aprile 2016 sulla durata dei titoli minerari abilitativi per le attività di prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi in mare entro le 12 miglia dalle linee di costa e dalle aree protette.

IL PETROLIO RESTI SOTTOTERRA!

Il 17 aprile dobbiamo tutti/e  prepararci ad andare a votare il nostro SI’per il Referendum, proposto da nove regioni e dai comitati No Triv . (Ricordiamoci che si tratta di un Referendum abrogativo di una legge del governo Renzi sulle trivellazioni petrolifere, per cui è da votare SI’ all’abrogazione!) La sola domanda referendaria su cui dovremo esprimerci  sarà : “Si può estrarre petrolio fino all’esaurimento dei pozzi autorizzati che si trovano lungo le coste italiane entro le 12 miglia?” Inizialmente erano sei le domande referendarie proposte dalle nove regioni (Basilicata, Puglia, Molise, Veneto, Campania, Calabria, Liguria, Sardegna e Marche). Ma la Cassazione ha bocciato l’8 gennaio le altre cinque domande perché il Governo Renzi, nel frattempo, aveva furbescamente riscritto due commi del Decreto Sblocca Italia 2016. Per cui  ne rimane una sola. Le ragioni date dai comitati NO TRIV per votare SI’ sono tante: il pericolo di sversamenti di petrolio in mare con enormi danni alle spiagge e al turismo, il rischio di movimenti tellurici legati soprattutto all’estrazione di gas e l’alterazione della fauna marina per l’uso dei bombardamenti con l’aria compressa.  zanotelli

Ma la ragione fondamentale per votare SI’ è ,che se vogliamo salvarci con il Pianeta, dobbiamo lasciare il petrolio ed il carbone là dove sono, cioè sottoterra! Il Referendum ci offre un’occasione d’oro per dire  NO alla politica del governo Renzi di una eccesiva dipendenza dal petrolio e dal carbone per il nostro fabbisogno energetico. Gli scienziati ci dicono a chiare lettere, che se continuiamo su questa strada, rischiamo di avere a fine secolo dai tre ai cinque centigradi in più. Sarà una tragedia!

 Papa Francesco ce lo ripete in quel suo appassionato Laudato Si’:”Infatti la maggior parte del riscaldamento globale è dovuto alla grande concentrazione di gas serra emessi soprattutto a causa dell’attività umana. Ciò viene potenziato specialmente dal modello di sviluppo basato sull’uso intensivo dei combustili fossili(petrolio e carbone) che sta al centro del sistema energetico mondiale.” Il Vertice di Parigi sul clima , il cosidetto COP 21, dello scorso dicembre , lo ha evidenziato , ma purtroppo ha solo invitato gli Stati a ridurre la dipendenza da petrolio e carbone. E così gli Stati, che sono prigionieri dei poteri economico-finanziari, continuano nella loro folle corsa verso il disastro. Per questo il Referendum contro le trivellazioni diventa un potente grimaldello in mano al popolo per forzare il governo Renzi ad abbandonare l’uso dei combustibili fossili a favore delle energie rinnovabili.  

Trovo incredibile che il governo Renzi non solo non abbia obbedito a quanto deciso nel vertice di Parigi, ma che non abbia ancora calendarizzato la discussione parlamentare per sottoscrivere gli impegni di Parigi entro il 22 aprile. In quel giorno infatti le nazioni che hanno firmato l’Accordo di Parigi si ritroveranno a New York per rilanciare lo sforzo mondiale per salvare il Pianeta. Sarebbe grave se mancasse l’Italia.

Per questo mi appello alla Conferenza Episcopale Italiana perché, proprio sulla spinta di Laudato Si’, inviti le comunità cristiane ad informarsi su questi temi vitali per il futuro dell’uomo e del Pianeta, e votare quindi di conseguenza.

Mi appello a tutti i sacerdoti perché nelle omelie domenicali spieghino ai fedeli la drammatica crisi ecologica che ci attende se continueremo a usare petrolio e carbone.

Mi appello alle grandi associazioni cattoliche (ACLI, Agesci, Azione Cattolica…) a mobilitare i propri aderenti perché si impegnino per la promozione del SI’ al Referendum.

“Abbiamo bisogno di un confronto che ci unisca tutti, perché la sfida ambientale che viviamo, e le sue radici umane, ci riguardano e ci toccano tutti….Gli atteggiamenti che ostacolano le vie di soluzione, anche fra i credenti, vanno dalla negazione del problema all’indifferenza, alla rassegnazione comoda o alla fiducia cieca nelle soluzioni tecniche. Abbiamo bisogno di nuova solidarietà universale. Come hanno detto i vescovi del Sudafrica” I talenti e il coinvolgimento di tutti sono necessari per riparare il danno causato dagli umani sulla creazione di Dio.”

Diamoci da fare tutti/e, credenti e non, per arrivare al Referendum con una valanga di SI’ per salvarci con il Pianeta.

Alex   Zanotelli

Napoli,14 marzo 2016

 

Partono i referendum sociali: scuola pubblica, blocca inceneritori, trivelle zero e beni comuni

Diffondiamo il comunicato stampa  redatto a seguito dell’assemblea nazionale avvenuta il 13 marzo 2016 a Roma.

Partono i referendum sociali: scuola pubblica, blocca inceneritori, trivelle zero e beni comuni

Ieri partecipatissima assemblea nazionale a Roma, giovedì 17 il deposito dei primi quesiti in cassazione, per una primavera di diritti e di democrazia

Partono i Referendum sociali per la scuola pubblica, per bloccare il Piano nazionale inceneritori, per l’opzione “Trivelle zero” in Italia e per la difesa dei beni comuni.

Ieri a Roma al Cinema Palazzo si è svolta una partecipatissima assemblea nazionale con centinaia di persone provenienti da tutta Italia che ha dato avvio alla nuova stagione referendaria.

Da giovedì prossimo 17 marzo si avvierà il deposito dei primi quesiti alla Cassazione per far partire la raccolta delle firme con un evento unitario e diffuso il 9 e 10 aprile che darà vita alla campagna nazionale di mobilitazione che si chiuderà entro il 9 luglio prossimo.

L’obiettivo è superare le 500.000 firme necessarie per tutti i sei quesiti referendari già in campo, oltre quelli contro la privatizzazione dei beni comuni in via di definizione, per andare al voto nella primavera del 2017.

L’approvazione dei principali provvedimenti governativi, dalla Buona Scuola allo Sblocca Italia, con cui si è attaccato il ruolo della scuola pubblica, privatizzati i beni comuni e i servizi pubblici, aggredito l’ambiente, a partire dalle trivellazioni e da un autoritario aumento di nuovi inceneritori ed abbattuti i diritti del lavoro, ha innescato un crescente percorso di lotta che sostiene un opposto modello di sviluppo fatto di tanti comitati, movimenti, sindacati, associazioni che hanno iniziato ad incontrarsi in numerose assemblee sul territorio, da Bologna a Pescara, da Ancona a Napoli ed a Roma.

Si è pertanto formalizzata ieri l’alleanza sociale tra i movimenti per la scuola pubblica, per l’acqua bene comune, contro la devastazione ambientale che si oppone alle trivellazioni e contro il piano nazionale per vecchi e nuovi inceneritori che insieme chiedono di puntare ad una società “democratica” che investa sul valore della scuola pubblica, sulla sostenibilità ambientale e la difesa della salute pubblica, sulla gestione pubblica dei servizi locali, sul lavoro stabile e sul diritto al reddito che veda la piena attuazione del dettato costituzionale, e non il suo smantellamento.

L’iniziativa incrocia infatti il tema della democrazia e della sua espansione, che altro non è se non il rovescio della medaglia dell’affermazione dei diritti fondamentali. La nostra stagione dei referendum sociali, pur nella sua dimensione autonoma, vuole contribuire anche alla campagna per il NO alla controriforma istituzionale, con la convinzione che parlare di democrazia non significa ragionare puramente di architettura istituzionale ma del potere che hanno le persone di decidere sulle scelte di fondo che riguardano gli assetti della società.

Proprio perché non pensiamo che la nostra iniziativa sia autosufficiente e esaustiva delle battaglie in corso ci sentiamo fortemente impegnati per l’affermazione del Sì al referendum contro la prosecuzione indefinita delle concessioni in mare entro le 12 miglia del prossimo 17 aprile, così come nella preparazione e nella buona riuscita della manifestazione nazionale contro il TTIP prevista per il 7 maggio.

Per quanto riguarda il Jobs Act, provvedimento che ha la stessa matrice di quelli oggetto del nostro intervento, non rinunciamo né all’idea che, progressivamente, si possa costruire un intreccio sempre più stretto tra le questioni che oggi sono al centro dell’iniziativa e il tema del lavoro, né alla nostra autonomia di giudizio e di iniziativa anche su questo tema, una volta conosciuti gli eventuali quesiti referendari promossi dalla CGIL.

Si apre quindi una stagione di grande impegno sociale, che mobiliterà sui grandi temi della Costituzione materiale tante persone nei territori affermando un’altra idea di modello sociale e di democrazia.

L’intervento introduttivo completo all’Assemblea di Roma può essere letto qui: http://wp.me/p78jxh-zx

Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua

Movimento per la scuola pubblica

Campagna “Stop devastazioni”, per i diritti sociali ed ambientali

Comitato Sì Blocca InceneritoriBanner_referendum_sociali